13 ottobre 2010

DALLA NECROFILIA ALLA NECROMANIA


PARAFILIE E MORTE

“Quando bacio il tuo labbro profumato,
cara fanciulla,non posso obliare
che un bianco teschio v'è sotto celato.
Quando a me stringo il tuo corpo vezzoso,
obliar non poss'io,cara fanciulla,
che vi è sotto uno scheletro nascosto.
E nell'orrenda visione assorto,
dovunque o tocchi, o baci, o la man posi.
sento sporger le fredde ossa di morto.”

Memento,Igino Ugo Tarchetti (San Salvatore Monferrato 1841 - Milano 1869)

DALLA NECROFILIA ALLA NECROMANIA: definizioni e differenze

“Ah! Foutre, foutre, le beau cadavre!”
Juliette, De Sade

“La passione del cadavere può estendersi a tutto quanto lo concerne. Attraverso la
necrofilia, si può arrivare al caso estremo della thanatofilia - il desiderio di morire noi
stessi - oppure limitarsi al feticismo funerario.”
Il vampiro,Ornella Volta

Tradizionalmente,la Necrofilia viene definita come una forma o una deviazione relativamente molto rara di parafilia o una rara perversione sessuale,o ancora un comportamento abbastanza raro che viene considerato,specie dagli psichiatri francesi,come facente parte del quadro più ampio del sadismo.
 
Naturalmente,quando F.S. Kraus creò più di cento anni fa il termine “parafilia”, aveva le migliori intenzioni e da allora fu sempre così riproposta come un vecchio ritornello.... 

Secondo quanto poi riportato in Wikipedia :"Una malattia è considerata rara quando ha una prevalenza nella popolazione generale inferiore ad una data soglia, cioè quando ne sono colpite poche persone. L’Unione Europea definisce tale soglia allo 0,05% della popolazione, ossia 1 caso su 2000 abitanti; l’Italia si attiene a tale definizione. Altri paesi possono adottare parametri leggermente diversi (USA: meno di 200.000 casi nella popolazione statunitense, quindi circa 0,08%). Molte patologie sono però molto più rare, arrivando a frequenza di un caso su 100.000 persone (0,001%) o più".

ma tanto rara poi non si direbbe,anzi........


Il DSM IV inserisce la necrofilia nella categoria delle parafilie non altrimenti specificate e la descrive come un desiderio di preferire il rapporto sessuale con cadaveri,piuttosto che con esseri viventi.Il primo ad utilizzare il termine necrofilia nei suoi studi scientifici fu Richard Von Kraft - Ebing attorno al 1860.Egli introdusse lo “stupro dei cadaveri” nella casistica del “sadismo” e catalogò la necrofilia come una forma di amore che non si arresta mai neanche di fronte alla morte.

Secondo altri autori,il primo a coniare il termine necrofilo fu il belga Guslain intorno alla metà del XIX secolo per catalogare una tipologia di “alienati distruttivi”.In seguito,nel 1901 a Lione ad opera di Alexis Epoulard,apparve l’opera più citata dagli studi di necrofilia,la tesi di laurea intitolata "vampirisme,nècrophilie,nècrosadisme,nècrophagia",nella quale vengono analizzati in modo approfondito alcuni casi clinici di estrema importanza,basti solo pensare al caso di Victor Ardissa,meglio conosciuto come “il Vampiro del Muy”.

Egli definì la necrofilia come “ogni tendenza manifesta a compiere atti sessuali con un cadavere”.Galimberti invece,la definisce come “un'investimento erotico di scene macabre che approda a rituali con significati funerei ricercati,contemplati e talvolta eseguiti, fino a giungere,in casi più rari,a rapporti sessuali con cadaveri”.

Altra definizione di necrofilia è quella data dagli autori Matteucci,Palaia e Tripodi:“La necrofilia
consiste nel realizzare esclusivamente la soddisfazione sessuale con un cadavere di sesso femminile,della cui morte non si è alcun modo responsabili.Davanti al cadavere il necrofilo può accarezzarlo voluttuosamente,può masturbarsi o giungere all’amplesso”.

Ma solo con il saggio “Psicoanalisi dell’incubo” di Ernest Jones,si ha però una prima
distinzione fra due diversi tipi di necrofilia.

Il primo tipo riguarda coloro che non accettano la morte della persona amata e continuano il
rapporto affettivo anche dopo il decesso del loro partner.Il secondo concerne coloro i quali provano un forte desiderio di avere rapporti sessuali con qualsiasi cadavere,sia esso di una persona conosciuta o meno.Spesso,gli appartenenti a questa seconda tipologia non si limitano ad avere rapporti sessuali ma mordono,infieriscono e mangiano la carne dei cadaveri.

In questo caso bisogna però citare almeno 2 altre parafilie.

La prima è la "necrofagia", cioè la perversione per cui il soggetto prova piacere nel nutrirsi
di carne di cadaveri (parafilia che si differenzia dall’antropofagia in quanto,secondo alcuni studiosi,in quest’ultima la vittima è ancora viva).

La seconda è il "necrosadismo", cioè la perversione per cui il soggetto prova piacere
nell’infliggere atti sadici sui cadaveri,siano essi umani o animali.Jones afferma che “Con il morto tutto è permesso, egli non offre resistenza e il rapporto non ha nessuna delle fastidiose conseguenze che la sessualità può avere da vivi”.

In realtà,in alcuni casi,anche una persona morta può interferire con le fantasie del suo assassino che farà il possibile per neutralizzarla e renderla pari ad un oggetto,ossia farà di tutto per spersonalizzare la propria vittima..........

Per fare ciò,potrà semplicemente voltare il cadavere oppure potrà giungere a forme estreme
come la sfigurazione del viso,attraverso un coltello o colpi contundenti......continua su:digilander.libero.it/rivista.criminale/tesine/sofo_giuseppe.pdf

per ulteriori ed interessanti approfondimenti,vi rimando a :digilander.libero.it/rivista.criminale/tesine/index.htm  
e al sito dell'autore:www.myspace.com/giuseppesofo

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